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Le Ferite di Attaccamento

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Cinzia Contarini

Le Ferite di Attaccamento- Le Ferite dell’Amore di cui parlo ampiamente nel mio libro.

 

“La teoria ci forza a domandarci se la nostra società sia in grado di fornire opportunità appropriate e sufficienti per fare esperienza di ambienti tranquillamente sicuri e di relazioni piene di fiducia. Una volta che ci siamo resi conto che le esperienze all’interno delle nostre istituzioni sociali come le scuole, gli ospedali, e le chiese sono caratterizzate da continue valutazioni che innescano sensazioni di pericolo e minaccia, possiamo comprendere come queste istituzioni possano risultare tanto disturbanti per la salute quanto l’instabilità politica, la crisi economica o la guerra.”

Stephen W.Porges

 

Porges esimio studioso, che attraverso lo studio del Sistema Nervoso Autonomo ha elaborato la Teoria Polivagale, che collega il SNA all’esperienza affettiva, all’espressione emozionale, alla mimica del volto, alla voce, al comportamento sociale.

Egli pone un importante collegamento fra le esperienze affettive, le reazioni psichiche e le manifestazioni fisiche del corpo.

Egli parla del potere trasformativo della sensazione di sicurezza e sottolinea, nel brano che ho riportato qui sopra, che nella nostra società non è possibile fare autentiche esperienze di ambienti tranquillamente sicuri e di relazioni piene di fiducia, poiché gli ambienti che dovrebbero fornire queste esperienze basilari, come le scuole, gli ospedali, le chiese, sono caratterizzate da continue valutazioni e giudizi che innescano proprio l’opposto: sensazioni di pericolo e minaccia.

 

Infatti la sensazione di sicurezza ha a che fare con la fiducia, la tranquillità, con il sentirsi accolti ed accettati.

Ma sin dall’infanzia questa accettazione ed accoglienza non sono per niente scontate.

Anzi spesso si sperimenta rifiuto, giudizio, repressione.

Spesso le reazioni emotive dei bambini non sono comprese, sono giudicate sbagliate o addirittura patologizzate, ovviamente aumentando il loro senso di minaccia e di pericolo, che ovviamente non sanno spiegare.

Ovviamente.

Reprimere, punire, umiliare, giudicare le manifestazioni emotive dei bambini, crea ferite nell’Attaccamento, sia se lo fanno i genitori, sia se lo fanno gli educatori.

E le Ferite di Attaccamento riguardano anche gli Adolescenti e i giovani adulti.

Le Ferite di Attaccamento non sono cose da poco, non vanno minimizzate, o ancora peggio negate, solo perché essendo adulti, prevarichiamo con il nostro avere ragione.

I bambini non sono dei nemici, ma vengono trattati come tali.

Se si muovono se piangono se urlano queste loro modalità vengono incriminate giudicate punite, non comprese e supportate.

I bambini vanno bene solo se fanno quello che gli adulti hanno deciso per loro. Capite bene che questo non può funzionare.

Dai bambini ci si aspettano comportamenti stereotipati e incongrui, che essi non possono avere, se non obbligati.

Piangere, opporsi a qualcosa che non vuoi o che non ti piace è normale e sano e fa parte di reazioni biologiche nate per la salvaguardia della propria salute.

Se un bimbo scappa perché gli fai paura è crudele assurdo e vergognoso obbligarlo a fermarsi o addirittura a venirti incontro per subire la punizione.

 

I bambini non dovrebbero mai avere paura degli adulti con cui vivono, MAI!

Avere paura di chi ti dovrebbe amare e prendersi cura di te è biologicamente una stortura, crea gravi ferite di attaccamento, che poi devono essere riparate, pena la morte emotiva, l’alienazione da se stessi e dai sentimenti, la disconnessione dal proprio corpo.

Ho appena finito un corso di apprendimento di una modalità clinica di intervento per Adolescenti dove si sottolinea l’importanza del riparare le ferite di Attaccamento o ancora peggio i traumi dell’Attaccamento anche a questa età.

Se c’è un adolescente sofferente significa che c’è stato un bambino/a deprivato o abusato, che però nessuno ha visto.

Quando si è piccoli si necessita di adulti che ci aiutino a riconoscere le emozioni, ad esprimerle sentendosi al sicuro, e ad imparare ad auto regolarle.

Il processo di maturazione del cervello è un processo che richiede anni.

Da piccoli, la corteccia orbitofrontale basilare per le funzioni di riflessione e di comprensione delle conseguenze dei propri comportamenti, non è sviluppata. Il suo sviluppo prosegue per tutta l’infanzia.

 

Scrive Porges:

“L’educazione genitoriale e le strategie educative in generale mirano a incrementare i processi cognitivi, mentre vengono inibite le sensazioni corporee e gli impulsi a muoversi.

Il risultato è enfatizzare i processi mentali, e minimizzare le sensazioni basse, quelle che vengono dal corpo. In molti modi, la nostra cultura ha esplicitamente soggiogato le sensazioni del corpo ai processi di pensiero.”

 

Ma le ferite affettive, collegate alle emozioni, rimangono impresse nel corpo attraverso quella che Porges, Siegel e tanti altri ricercatori, chiamano memoria implicita.

La memoria implicita non soggiace alle regole che la nostra cultura ha imposto.

 

I bambini esprimono con i loro comportamenti il loro disagio interno, buttano fuori le loro emozioni, per essere aiutati a sostenerle e ad affrontarle.

Se questo non avviene una volta adulti svilupperanno dei sistemi difensivi verso le loro emozioni, fino a vere e proprie anestesie emotive, tensioni croniche, somatizzazioni, depressioni, ideazioni suicidarie.

 

Una volta adulti si difenderanno dai propri sentimenti e dalle proprie emozioni, con conseguenze biologiche e non solo psichiche.

Una volta che questi sistemi di difesa si sono strutturati, scrive Porges, è necessario aiutare la persona a sviluppare comprensione e rispetto verso il proprio corpo e verso le risposte che gli hanno permesso di sopravvivere. Sviluppare una mente compassionevole per se stesse/i e per quello che si è subito è alla base dei processi di guarigione dal dolore creato dalle ferite di Attaccamento.

 

Ma poiché io penso che sia meglio prevenire che curare non sarebbe meglio sviluppare un approccio compassionevole gentile amorevole nei confronti di tutti i bimbi con cui entriamo in contatto?

 

Quando ci si sente minacciati il corpo si risintonizza in risposta alla minaccia e perde la sintonia con la sensazione di sicurezza.

Se poi il sentirsi minacciati, cessa nel breve tempo, il corpo recupera la sua sintonia con la calma e la fiducia, ma se invece le situazioni in cui si sperimentano paura, timore, vergogna, trascuratezza, ovvero in cui ci si sente minacciati, durano a lungo o si ripresentano in modo continuativo, perché sono ambienti in cui il bambino/a vive come la famiglia o l’asilo o la scuola (soprattutto elementari e medie) allora si instaurano le ferite o i traumi

relazionali.

Da dove credete che vengano le ferite relazionali o ancora peggio i traumi relazionali? Dalle relazioni con le persone che si frequentano.

 

La stessa cosa vale per gli ospedali, dove si viene valutati, osservati, invitati a seguire freddi protocolli e l’aspetto relazionale, aspetto fondamentale per la cura e la guarigione viene trascurato.

Dove, come scrive Daniel Siegel, esimio specialista dei traumi relazionali, si è visto riprendere dai superiori, quando tentava di stabilire contatti emotivi con i suoi pazienti, ascoltando le loro storie, aiutandoli a connettere le esperienze di vita con i sintomi fisici e psichici. L’aspetto principale per qualsiasi tipo di cura: lo scambio relazionale, l’interazione e la conoscenza dei bisogni e delle difficoltà della persona sofferente, viene ignorato.

Al punto che Porges vede che queste istituzioni possano risultare disturbanti per la salute quanto una guerra, o una crisi economica.

 

Quanto ci siamo allontanati dal corpo, dalle sue sensazioni, dalle emozioni e dai sentimenti, tutti aspetti del sentire?

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