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L’Importanza della Mindfulness

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Cinzia Contarini

L’IMPORTANZA DELLA MINDFULNESS

«La mindfulness è un atto di ospitalità. È un modo per imparare a comportarci con gentilezza e cura verso noi stessi, e sviluppare curiosità verso quello che ci succede e di cui facciamo esperienza. Questa gentilezza e cura iniziano a filtrare nei più profondi recessi del nostro essere, dandoci la possibilità di relazionarci agli altri nello stesso modo. »

Janina Fischer

Cosa si intende con Mindfulness?

E’ una parola inglese che vuol dire consapevolezza ma in un senso particolare. Non è facile descriverlo a parole perché si riferisce prima di tutto a un’esperienza diretta. Tra le possibili descrizioni è diventata “classica” quella di Jon Kabat-Zinn, uno dei pionieri di questo approccio. Mindfulness significa portare amorevoli attenzioni a se stessi nel momento presente con intenzione, attenzione in modo non giudicante.

Si può descriverla anche come un modo per coltivare una maggiore presenza all’esperienza del momento, al qui e ora. Significa vivere un’esperienza che dona un senso di connessione, di piacevole calma, ampliando in modo notevole la sensazione di sicurezza.

La sensazione di sicurezza è alla base del potere trasformativo di noi stessi, è collegata alla capacità di accettare in modo più flessibile e adattevole, il cambiamento.

Che relazione ha la mindfulness con la meditazione? 

L’approccio della mindfulness si basa sulla meditazione consapevole, una delle principali tradizioni contemplative del buddhismo classico, che consiste in una pratica di riflessione meditativa inserita nei contesti quotidiani, che trasforma le sensazioni di vita tendenti alla negatività e all’autosabotaggio. È un approccio che aiuta a mettersi in una diversa relazione col disagio, che spesso accompagna la nostra esistenza e verso cui ci sentiamo impotenti.

La Mindfulness è esperienza di rilassamento, è un cambiamento di onde di coscienza, aiuta a fare il vuoto nella mente.

È uno strumento fondamentale per attivare dei processi di benessere psicofisico, anche se normalmente non cogliamo il benessere che essa produce, poiché all’inizio è un’esperienza molto delicata e sottile a cui normalmente non si attribuisce un grande valore. Essa permette l’accettazione di se stessi e delle parti che più abbiamo rifiutato o dimenticato, ma non è un’accettazione passiva in cui ci si sforza di essere buoni, bensì un’accettazione attiva dove si dà valore a se stessi, al proprio sentire e ai propri desideri, rimasti celati dentro di noi troppo a lungo.

La mindfulness rappresenta la chiave di lavoro sul trauma, non solo a causa dei suoi effetti regolativi sul sistema nervoso, ma anche perché facilita una capacità assai importante per trasformare i blocchi emotivi ed evolutivi. Questa capacità è la consapevolezza duale che permette di esplorare il passato in una modalità di sicurezza e di protezione, “tenendo un piede nel presente e un piede nel passato”. La consapevolezza duale è una capacità mentale che consente di tenere a mente più di uno stato di coscienza simultaneamente. Una persona si trova in uno stato di consapevolezza duale quando riesce a rimanere presente sia con l’esperienza attuale, sia con la memoria implicita o esplicita connessa al passato.

Quando le persone riescono a stabilire un contatto con le sensazioni tangibili delle emozioni dolorose appartenenti al loro sé bambino, e allo stesso tempo a percepire la lunghezza e la presenza della loro spina dorsale, il ritmo del loro respiro, il battito del cuore e il terreno sotto i piedi, possono sperimentare e tollerare le emozioni intense. Alla base del modello integrato, utilizzato per guarire gli aspetti di maltrattamento, strumentalizzazione e sessualizzazione derivanti dal passato, vi è l’obiettivo di aumentare l’ampiezza della finestra di tolleranza alle emozioni, sia piacevoli che spiacevoli. Poiché è stato visto e dimostrato scientificamente che le deprivazioni affettive causate da esperienze di rifiuto, di giudizio, di critica e/o umiliazione, producono a livello neurobiologico dei cambiamenti nei circuiti neuronali e nei neurotrasmettitori in modo permanente e prolungato così da inibire le capacità dell’adulto di stare in emozioni intense, soprattutto quelle piacevoli.

Ci si aspetta il peggio e non si sa stare a lungo nel piacevole, nella calma e nella fiducia che tutto andrà bene.

Io mi rifaccio ad un modello integrato che utilizza tecniche derivate dall’ascolto delle sensazioni corporee (psicoterapia sensomotoria), dalla Teoria della Dissociazione Strutturale (van der Art, Steel, van der Kolk), dal modello degli Internal Family Systems e dall’ipnosi (connessa agli stati dell’io e alle parti dissociative), e EMDR (Shapiro), integrato con la medicina cinese e la medicina energetica.

La mindfulness e le tecniche ad essa associate, attiva una osservazione dell’ambiente ampliata e trasformata, modificando la visione di noi stessi e di tutto quello che ci circonda.

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